Private Debt e Inflazione: una valida alternativa nel mercato dei capitali

In queste ultime settimane il tema dell’aumento incontrollato dell’inflazione è tornato a farsi sentire sui mercati dei capitali. A dimostrarlo, la nuova analisi dei prezzi al consumo rilasciata dall’Istat e aggiornata al dicembre 2021. Per contrastare l’aumento dell’inflazione risulta dunque fondamentale comprendere al meglio gli strumenti a disposizione dell’investitore in sede di Strategic Asset Allocation.

Fra questi, senza dubbio, il Private Debt risulta un asset class con caratteristiche interessanti sotto il profilo rischio-rendimento e rappresenta una valida alternativa ad asset class tradizionali (azioni, bond governativi o corporate quotati) anche in presenza del rischio inflazione. Eppure, spesso, non viene adeguatamente valutato.

Lo scetticismo per il Private Debt è in parte giustificato dal tipo di investimenti, in questo caso incentrati su titoli obbligazionari emessi da società non quotate con un rendimento fisso stabilito in sede di emissione. Pertanto, la maggiore criticità per l’investitore sarebbe il rischio di non ottenere il giusto compenso per il rischio sostenuto ovvero un rendimento al netto dell’inflazione adeguato a compensarne l’incertezza.

Guardando i dati sui Minibond degli ultimi due anni come proxy di settore, però, in particolare il 7° e ultimo report italiano sui Minibond (Politecnico di Milano, 2020), il Private Debt ha generato un extra-rendimento al netto dell’inflazione del 3,81% nel 2020 e del 3,74% nel 2019. Numeri alla mano, dunque, si può considerare un buon rimedio alla spinta inflattiva.

Tuttavia, l’extra rendimento generato dall’asset class potrebbe essere attribuito al sostenimento di altri rischi come quello di credito e di liquidità, e quindi il settore potrebbe non essere così attraente dal punto di vista del profilo rischio-rendimento, in caso di un aumento incontrollato dell’inflazione. Resta però il fatto che fra i principali strumenti del Private Debt come direct lending, obbligazioni e Minibond, si generino rendimenti fissi sulla base del tasso di interesse negoziato pre-emissione e fortemente penalizzati dall’aumento incontrollato dell’inflazione, il che potrebbe erodere i rendimenti attesi dell’investimento.

Ciononostante, una forte spinta sui prezzi potrebbe portare gli operatori a strutturare operazioni indicizzate contro operazioni a cedola fissa in modo da coprire il rischio inflazione. Ciò non è escluso, e infatti, come riporta l’Osservatorio Minibond del Politecnico, nel 2020 il 15,6% dei Minibond risulta indicizzato rispetto a un valore residuale nel 2019.

Inoltre, bisogna ricordare il concetto di “Duration”: quando l’orizzonte di investimento è maggiore della duration del Minibond, il reinvestment risk domina il price risk e quindi il principale rischio per l’investitore è un abbassamento dei tassi di interesse. Invece, quando l’orizzonte di investimento è inferiore alla duration del Minibond il price risk domina il reinvestment risk e quindi il principale rischio per l’investitore è l’aumento dei tassi di interesse.

Nel mercato dei Minibond si registra prevalentemente una struttura di ammortamento a rimborso graduale negli anni, con una durata tra i 4 e i 7 anni, principalmente perché ciò permette di ridurre il rischio di credito per l’investitore e, a differenza del mercato quotato dei corporate bond, il principale focus di un fund manager è quello di mantenere l’investimento fino a scadenza e non di realizzare un capital gain sulla compravendita di un titolo. Per queste ragioni un investimento come il Minibond ha una duration inferiore all’orizzonte di investimento e quindi il rischio maggiore per l’investitore non è l’aumento dei tassi, bensì la riduzione dei tassi di interesse poiché il rendimento è maggiormente influenzato dal reinvestment risk. 

Ecco perché la crescita dei tassi di interesse dovuta ad un aumento incontrollato dell’inflazione rappresenta un’opportunità per gli operatori perché dà la possibilità di reinvestire le quote rimborsate e gli interessi ottenuti a un tasso di interesse maggiore, facendo crescere i ritorni netti dei fondi per gli investitori.

In conclusione, il Private Debt è un asset class che ha caratteristiche interessanti sotto il profilo rischio-rendimento, e rappresenta una valida alternativa alle asset class tradizionali anche in presenza del rischio inflazione ma è un’alternativa che merita di essere sfruttata appieno per dare una spinta effettiva a tali investimenti, senza scetticismi prontamente smentiti dai numeri.